Ci ha salutato oggi la storica bandiera e poi dirigente della del Napoli, Antonio Juliano. Lo ricordiamo in un estratto del sito pubblicato sul corrirere.it e dalla pagina di wikipedia

«Uno che mi piaceva moltissimo era Antonio Juliano, Totonno. Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un “napoletano atipico”, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo.»

(Dino ZoffDura solo un attimo, la gloria)

Crebbe calcisticamente nel principale club della sua città, il Napoli, compiendo tutta la trafila dalle giovanili fino alla prima squadra,[3] alla quale fu aggregato nella stagione 1961-1962, sotto la guida tecnica di Bruno Pesaola. Fece il suo esordio assoluto nella semifinale di Coppa Italia di quell’anno vinta contro il Mantova.[4] L’anno successivo, l’esordio in Serie A, il 17 febbraio 1963, avvenuto in Napoli-Inter 1-5.[5]

Da allora, e fino a tutto il 1977-1978, rimase a Napoli, compresi due campionati cadetti consecutivi, collezionando 355 incontri in Serie A e 39 in B, secondo per presenze totali solo a Giuseppe Bruscolotti; 72 incontri in Coppa Italia e 39 tra Coppa UEFA e Coppa delle Coppe.

Pur non vincendo mai lo scudetto Juliano, divenuto nel 1966 capitano degli azzurri a ventitré anni,[6] guidò la squadra a risultati sportivi di rilievo: due secondi posti, nel 1967-1968 alle spalle del Milan di Nereo Rocco, e nel 1974-1975 dietro alla Juventus, e tre terzi posti, il primo dei quali conseguito da neopromossa nella stagione 1965-1966 alle spalle di Inter e Bologna, i club che avevano vinto gli ultimi due campionati; a essi si aggiunse la vittoria nella Coppa Italia 1975-1976.

Lasciò il Napoli nell’estate del 1978 per giocare l’ultima stagione della sua carriera nel Bologna,[3] in cui fu decisivo ai fini della salvezza conquistata in extremis, realizzando una rete al Torino.

(fonte wikipedia)

Lanciato da Pesaola

L’esordio in serie A arriva a 20 anni, notato da Bruno Pesaola, in una stagione difficile per il Napoli che retrocede in serie B. Con la maglia azzurra resta 17 stagioni, dodici con la fascia di capitano. Vince per due volte la coppa Italia (1962 e 1976), una coppa delle Alpi (1966) e una coppa di Lega Italo-Inglese (1976). Al suo fianco hanno giocato grandi calciatori della storia azzurra: da Sivori ad Altafini, da Canè a Zoff. Conduce la sua squadra comunque a risultati importanti per l’epoca. Due secondi posti, nel ’68 dietro al Milan di Rocco e nel ’75 alle spalle della Juventus del suo ex compagno di squadra Altafini. Questo è il Napoli di Luis Vinicio, che gioca un calcio moderno e spettacolare e di cui lui è il fulcro del gioco. Poi colleziona anche tre terzi posti in serie A. Nel 1978 lascia il Napoli per chiudere la carriera, per una sola stagione, al Bologna.

In Nazionale

Juliano diventa ancor più l’orgoglio dei tifosi della sua città quando, primo napoletano, indossa la maglia della Nazionale. Con l’azzurro dell’Italia gioca 18 volte, partecipa a tre mondiali: Inghilterra ’66, Messico ’70, e Germania ’74.  E in Messico scende in campo, per 16 minuti, nella finale che gli azzurri persero contro il Brasile di Pelè. Due anni prima, nel 1968, sempre con la Nazionale conquista l’Europeo.  Centrocampista elegante, regista moderno, Juliano è stato un precursore nel suo ruolo.

(Estratto articolo da ilcorriere.it d iDonato Martucci )